COMPUTER AUDIO E MUSICA LIQUIDA

Computer audio e musica liquida: di anni ne sono passati tanti da quando, alla metà del ‘800 Edison realizzava i suoi primi fonografi, quello che per molto tempo è stato l’unico modo per ascoltare musica da un supporto fisico.

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Edison e uno dei suoi fonografi

 

Da allora il modo di registrare ed ascoltare musica è cambiato molto, soprattutto nel corso di questi ultimi 20 anni il cui il digitale, in tutte le sue forme, ha fatto passi di un gigante…che corre. Per molto tempo anche il giradischi che conosciamo è rimasto strutturalmente molto vicino al fonografo di Edison: una puntina che passa in un solco. Chiaramente in tempi moderni tutta la filiera di registrazione e riproduzione è migliorata in maniera netta, con nuovi materiali e nuove tecnologie.

 

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L’ulteriore balzo in avanti che ha fatto l’audio (ma anche il video) digitale di questi ultimi anni è stato la smaterializzazione del supporto e di conseguenza è cambiato anche il sistema di lettura. Il supporto che negli anni è cambiato e siamo passati dal primissimo cilindro per fonografo di Edison, al vinile, alla cassetta, al Mini Disc, al DAT, al Compact Disc e chissà quanti altri che hanno avuto storia e fortuna minori.

 

 

 

La nuova generazione di supporti musicali semplicemente non…sono più supporti, nel senso che non esiste più un hardware vero e proprio, o quanto meno ben definito, da utilizzare. Un esempio semplice semplice e sotto gli occhi (e le orecchie!) di tutti? Il download…

La musica viaggia su supporti che non sono più fisici, materiali, toccabili: la spostiamo e la facciamo muovere su reti ADSL, su hard disk, su pennette USB, su schede di memoria, via Bluetooth, via AirPlay…

Diventa a questo punto quasi più importante il software che ci premette di fare questi “spostamenti” che non l’hardware, scegliamo un metodo o l’altro in base alle nostre esigenze e alla velocità che ci serve. L’esempio di iTunes in questo senso: se abbiamo un iPod, iPhone o iPad e iTunes sul computer, trasferire la nostra musica da questo ai primi è semplice, veloce, efficace e preciso. Semplicemente ci fa comodo utilizzarlo!

Chi realizza i prodotti per gestire questa musica senza più supporto ben definito cerca di semplificare al massimo la logica di funzionamento delle tecnologie: standard come UpnP, DLNA, Bluetooth, Ethernet e chissà quanti altri ancora hanno proprio come obiettivo principale quello di massimizzare le prestazioni ed ottimizzare la logica di controllo e gestione.

 

La semplicità di utilizzo di dispositivi DLNA in un breve video molto chiaro ed esplicativo

 

Possiamo realizzare sistemi anche molto complessi nella nostra abitazione, che riescono a combinare funzioni audio e video di tipo interattivo, con prodotti che riescono a “dialogare” facilmente tra loro con un nostro intervento ridotto all’osso e spesso anche di tipo intuitivo.

 

La condivisione di audio e video in casa secondo Sitecom con il suo MD-254

 

Prodotti e tecnologie mature per una vera “casa multimediale”, da realizzare anche senza l’utilizzo di un computer propriamente detto. A questa semplicità operativa la musica liquida sta spingendo molto forte parallelamente anche sulla qualità tecnica dello stesso file: anche sotto questo aspetto si sta cercando di superare i limiti del CD.

 

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Il Compact Disc, dopo 30 anni dalla sua invenzione sta perdendo il fascino iniziale

 

Difficile individuare il momento preciso della nascita del fenomeno della musica liquida, forse potremmo individuare un evento che in qualche modo ha fatto scattare la scintilla: aprile 2007, Apple e EMI si accordano sulla possibilità che dall’iTunes Store si possano acquistare e scaricare i file musicale dell’etichetta in formato a 256 Kbit/sec invece dei 128 Kbit/sec fino ad allora utilizzati come standard.

 

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Magari a quel punto a qualcuno è venuto in mente che la qualità media dei file audio in circolazione poteva essere elevata in maniera ancora più consistente. Si è partiti, quindi, dal formato dei file memorizzati sul CD per fare di meglio: dallo standard 16bit/44.1kHz si poteva e doveva fare meglio! Quindi si parte dal dato 16/44.100 dove il primo numero indica il formato di campionamento e il secondo la frequenza di campionamento. Provando a semplificare: il formato di campionamento indica quanto è “denso” il formato del campione audio digitale in questione, quello che alcuni chiamano “parola digitale”.

Se pensiamo alla parola comunemente detta possiamo fare l’esempio del numero delle lettere con le quali essa è composta: 16, nel nostro caso, rappresenta il numero che corrisponde allo standard CD. L’altra cifra, quella di 44.100 (o anche 44.1k), sta ad indicare quante volte al secondo quello stesso singolo campione audio digitale è stato “letto”, tanto maggiore sarà questo numero tanto maggiore sarà la profondità con la quale viene esaminato quel dato e perciò più informazioni avremo in cambio da questa lettura più approfondita.

Dal formato tipico del CD, quindi il 16bit/44.1kHz, il mondo della musica ha capito che si potevano fare passi avanti, nel cercare di utilizzare ed ascoltare file audio di qualità maggiore. Un po’ come è successo con il mondo delle immagini che sono passate dal formato televisivo, al DVD fino ad arrivare all’alta definizione: ad ogni miglioramento dei supporti e dei mezzi di trasmissione si è elevata la “densità” delle informazioni e di conseguenza la qualità delle immagini riprodotto. Un processo molto simili che alla fine anche l’audio, aumentando le sue caratteristiche tecniche, è stato definito “audio in alta definizione”.

 

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Un hard disk ha molti meno limiti di capienza di musica rispetto ai 650 MB del CD

 

Ma i file audio dove prendono questi elementi in più rispetto al classico CD? Come per il video anche in questo caso abbiamo “alta definizione” vera e propria soltanto quando l’evento originale è stato registrato in un formato del genere. Da qualche anno un po’ tutti i maggiori studi di produzione registrano direttamente nel formato 24bit/96kHz o anche a 24bit/192kHz per arrivare anche a 32bit/384kHz, quindi esiste ormai un piccolo archivio al quale attingere per fornire file audio di questo tipo.

È evidente che un file di definizione maggiore quale è il 24/96 non può che “pesare” di più rispetto al 16/44.1 per cui è altrettanto evidente che il CD, come supporto, non può contenere file di questo tipo. È per questo, infatti, che entrano in gioco i vari computer ai quali accennato e soprattutto i capaci hard disk che ormai a prezzi popolari sono sempre più numerosi sulle nostre scrivanie, oltre ad essere fedeli compagni anche in movimento.

 

Parlare di file implica, inevitabilmente, parlare di formati degli stessi. Il mercato quasi naturalmente sta puntando su due tipologie di file per l’audio ad alta definizione: il FLAC e il WAV. Il primo (Free Lossless Audio Codec) è un progetto open source, un codec audio libero di tipo lossless, senza perdita di qualità, seppur con compressione con un rapporto di riduzione che può arrivare fino al 50% del file originale. Il WAV è una produzione originale di IBM e Microsoft.

Entrambi i tipi di file supportano diversi livelli di qualità che arriva fino al limite (almeno per il momento) che è rappresentato da 32bit/384kHz. In mezzo troviamo valori intermedi che prendono origine moltiplicando il valore del formato classico del CD (quindi 44.1, 88.2, 176.4, 352,8 kHz oppure partendo da una frequenza maggiore (probabilmente derivata da quella del DAT di antica memoria) che è 48kHz per dare luogo ai multipli di 96, 192 e 384kHz; per entrambi il numero di bit è pari a 16, 24 e 32.

 

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Il download (legale!) è il futuro della musica?

La versione di Cocktail Audio Italia della musica liquida

 

 

 

 

 

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