CLARI-FI HARMAN

Clari-Fi Harman, il tentativo di “restaurare” i file audio compressi per dare loro una nuova struttura migliore per l’ascolto.

 

clari-fi

 

 

 

 

ll formato audio MP3 è nato in tempi in cui la banda a disposizione degli utenti di internet era mediamente più ridotta di quella attuale, così come le memorie (dischi e pen-drive) avevano tagli piccoli e prezzi alti. Tutto questo ha provocato lo sviluppo prima di MP3 e poi anche di altri formati audio definiti “con perdita” o lossy, ovvero che andavano a tagliare pesantemente le informazioni all’interno di un file audio per ridurne drasticamente le dimensioni.

Siamo, per l’MP3, ad un rapporto di compressione di circa 10 a 1 ovvero il file si riduce ad un decimo di quello originale: inevitabile che tutte queste informazioni perse non possano non influire sulla qualità del suono. Basta fare un semplice confronto diretto tra una traccia originale e la stessa sottoposta a compressione per trovare facilmente delle differenze tangibili.

Siamo arrivati in tempi in cui i prezzi delle memorie e loro capacità sono notevolmente calati i primi e salite le seconde, per cui possiamo portarci appresso una pen-drive da diversi Giga a pochi euro e un hard-disk da qualche Tera a 150 euro o qualcosa del genere. Allo stesso modo anche le connessioni internet, cablate o mobili, hanno visto aumentare la loro velocità media.

 

 

 

clari-fi harman

 

 

Questo perché è nelle memorie informatiche e sulla rete internet che passa la maggior parte della musica attuale, con il fenomeno della cosiddetta musica liquida. Quasi immediatamente dopo l’esplosione del fenomeno MP3 diverse aziende hanno cercato soluzioni alternative per ottimizzare lo spazio occupato con la qualità sonora: sono arrivare soluzioni con perdita che tagliano meno della traccia originale, soluzioni senza perdita di informazioni (lossless) che puntano alla sola compressione del segnale per ottimizzare lo spazio e il formato Flac ne è un esempio noto.

Una terza strada è quella di provare a fare un vero e proprio “restauro” del file compresso con perdita per poterlo riportare il più vicino alla sua forma originale. Sia chiaro, quello che viene tagliato non si può recuperare magicamente per cui queste operazioni non hanno l’obiettivo di risistemare la situazione. Una delle più recenti in questo senso (insieme ad altre già presenti sul mercato) è la tecnologia Clari-Fi proposta dal gruppo Harman, quello che conta marchi storici come AKG, Harman/Kardon, Infinity, JBL, Lexicon e Mark Levinson.

 

clari-fi harman

il Sound Stick Harman Kardon, uno dei prodotti più noti del Gruppo Harman

 

Harman, soprattutto negli Stati Uniti, è molto presente nella fornitura dei sistemi audio per diverse aziende automobilistiche. E proprio per l’uso in auto è nato lo sviluppo della tecnologia Clari-Fi per poi essere utilizzato in tutte le situazioni in cui utilizziamo musica su dispositivi mobili anche wireless.

I tecnici Harman hanno lavorato su questo algoritmo che analizza il contenuto del file audio per identificare le perdite di informazioni e quindi qualità associate alla codifica percettiva o alla compressione distruttiva e reintroduce nel segnale originale alcune componenti audio che rappresentano una stima di queste perdite.

Come dice testualmente la scheda tecnica di Clari-Fi: “In molti casi, tramite le componenti aggiunte da Clari-Fi sarà possibile ricostruire con sufficiente accuratezza certe caratteristiche della registrazione originale. Tuttavia è impossibile ricostruire con esattezza le informazioni perse; l’elaborazione che viene applicata ai segnali compressi è basata quindi su studi approfonditi e calcolo delle probabilità valutato con criteri scientifici. L’obiettivo del trattamento Clari-Fi è in definitiva quello di fornire all’ascoltatore un’esperienza di ascolto significativamente migliorata rispetto a quella del segnale originale non elaborato, danneggiato dalla compressione distruttiva”.

 

 

clari-fi harman

 

 

Come funziona
Il lavoro di Clari-Fi può essere suddiviso in due processi: quello di analisi e quello additivo. Con la prima fase il sistema va a rilevare le mancanze e le problematiche del file audio, con la seconda interviene per colmare queste lacune e per la fase di restauro vero e proprio.

Analisi
L’analisi tiene conto di parametri quali sono:
– il rumore che troviamo insieme alla musica
– alla presenza o meno di riverbero e quindi del senso della spazialità
– ai tagli in alta frequenza tipici delle compressioni con perdita
– cerca tutti i buchi che si possono verificare in tutto lo spettro delle frequenze
– verifica dei transienti di segnale (anche questi tagliati in fase di compressione)
– verifica della correttezza del segnale destro e sinistro

Additivo
In base alle informazioni acquisite con l’analisi, il processo additivo interviene:
– aggiunge alte frequenze al taglio effettuato
– aggiunge energia ai transienti
– amplia il campo sonoro stereo
– aggiunge energia al segnale diretto
– aggiunge riverbero
– stabilizzazione della gamma della voce

In questo modo il segnale che otteniamo all’ascolto è più “ricco” di quello memorizzato su supporti i trasmesso wireless.

 

 

 

 

 

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